Centro di studi Internazionale

PREMESSA GENERALE

 

La nostra Congregazione, nel corso della sua storia, ha saputo sviluppare lo studio del carisma e delle opere del Bertoni. Finora, però, non ci si è ancora preoccupati di colmare il vuoto relativo a studi di carattere antropologico, teologico, ecclesiale e pastorale quanto mai urgenti nell’attuale contesto socio-culturale caratterizzato dal multiculturalismo. Solo una vera rinascita culturale potrà giustificare il futuro della Congregazione del Bertoni salvandola dalla mediocrità che impedisce di avere un futuro.

In questa prospettiva, è emersa la necessità di creare un “Centro Studi Internazionale” che, sotto la guida del Padre Generale e del suo Consiglio, dovrebbe prendere in considerazione tutta una serie di questioni relative al nostro modo di vivere nel mondo di oggi e di essere Chiesa perché l’internazionalità della Congregazione esige una più attenta riflessione teologico-pastorale che, pur nel rispetto delle diverse situazioni locali, le consenta di svolgere la funzione di animare e di coordinare la sua attività pastorale.

In questa prospettiva, il P. Generale Rubens Sodré Miranda, ha incaricato alcuni confratelli, di aree linguistiche diverse, a costituire un Centro Studi Internazionale con l’intento di stimolare le varie Province mediante studi e scritti di chiaro valore scientifico ed anche per dare vita ad eventi di carattere ecclesiale, pastorale e culturale. Le pubblicazioni avverranno “on line” in lingua italiana, portoghese, inglese e francese, in un apposito sito della Congregazione.

Pertanto, il “Centro Studi Internazionale” si configura come una struttura organica della Curia Generale che si propone di aiutare i confratelli a capire quello che sta accadendo in attento ascolto delle prospettive di natura teologica ed ecclesiale di Papa Francesco. Egli, infatti, nel discorso di Natale rivolto ai membri della Curia Romana, ha rilanciato l’urgenza dell’inculturazione del Vangelo. Il mondo di oggi va considerato non solo come un’epoca di rapidi e profondi cambiamenti ma, soprattutto, come un cambiamento d’epoca.

Sappiamo bene che non è facile dare una risposta esauriente ai compiti che la Chiesa è chiamata a svolgere in un’epoca di progressiva crisi della globalizzazione e del multiculturalismo che rischia di far emergere una progressiva e letale parcellizzazione dei fenomeni che caratterizzano l’oggi mondiale in cui opera. In questa prospettiva, Papa Francesco ha cercato di richiamare l’attenzione sul fatto che la Chiesa deve impegnarsi a cercare le risorse, anche di ordine culturale, per affrontare la crisi religiosa del nostro tempo.

Viviamo, infatti, in una realtà ecclesiale che ha esaurito la sua spinta propulsiva. La Chiesa non vive più in un’epoca di cristianità e, pertanto, nel grande caos che sembra caratterizzare il nostro tempo, c’è bisogno di una nuova mentalità che impedisca di chiudersi nella cosiddetta cultura della cristianità restando prigionieri del passato. La resistenza nostalgica di alcuni e la loro inerzia culturale si contrappone, spesso, all’avventurismo di altri. 

Secondo Papa Francesco, il compito della Chiesa di oggi è quello di attualizzare il messaggio evangelico e, in tale senso, non esita a proporre come modello il “gradualismo montiniano”. Chi continua ad affidarsi solo al nostalgico ripiegamento sul passato dovrebbe ripensare a quello che diceva il Card. Newman: “Qui sulla terra, vivere è cambiare”. Perciò, Papa Francesco parla di importanti processi da avviare in modo che il passato glorioso della Chiesa non impedisca di aprirsi a un futuro diverso e che il presente non si trasformi nel crepuscolo della fede.

 

Il Coordinatore e l’èquipe